Eleonora Cantamessi Store Manager Antonino il Banco di Cannavacciuolo

Store Manager Il Banco - Eleonora Cantamessi

Intervista ad Eleonora Cantamessi


Store Manager Antonino il Banco di Cannavacciuolo

Una “scalata”, come la definisce lei stessa, rapidissima e verticale. La storia di Eleonora Cantamessi, 35 anni, responsabile de Il Banco di Antonino Cannavacciuolo presso l’Outlet di Vicolungo, è un’ispirazione per tutti i ragazzi e le ragazze che si affacciano al mondo del lavoro. Ma non solo. La sua vicenda è illuminante anche per chi vuole cambiare prospettiva, mettersi in gioco, provare un’altra direzione. Del resto, la sua è una storia fuori dall’ordinario: l’inserimento come cassiera e poi la crescita a store manager, in soli quattro mesi e mezzo.

Eleonora, come sei entrata in contatto con il Gruppo Cannavacciuolo?

Ho risposto a un annuncio di lavoro. Mi sono buttata, diciamo, un po’ come ho sempre fatto nella mia vita professionale. Dopo aver chiuso il mio ristorante, aperto dopo dieci anni di lavoro come impiegata, avevo deciso di rimettermi alle dipendenze di un datore di lavoro. Ho dunque inviato il mio curriculum, sono stata ricontattata dalle risorse umane e ho effettuato due colloqui con il Gruppo Cannavacciuolo. Il 16 gennaio 2019, con grandissima voglia e altrettanto entusiasmo sono entrata al Cafè Bistrot di Novara come responsabile del turno di cassa al cafè.

Ci racconti il tuo primo giorno di lavoro per il gruppo Cannavacciuolo?

Mi ricordo tutto. Ero agitatissima perché non sapevo se sarei stata in grado di gestire un nuovo lavoro in un ambiente così prestigioso. I miei dubbi sono svaniti grazie all’accoglienza ricevuta. La migliore possibile. Il team mi ha fatto sentire immediatamente a casa, benvoluta, protetta. Fu una giornata piena di emozioni e di belle sensazioni. Ma non mi sarei mai aspettata ciò che accadde nei mesi successivi.

Appunto. Come si diventa Store Manager in così poco tempo? Qual è il segreto?

Nessun segreto! Solo tanta passione e tanto impegno. Nel dettaglio sono stata contattata dalla Direzione, che era in procinto di aprire un locale a Vicolungo. Mi hanno riferito che stavano apprezzando il mio lavoro appassionato e preciso e che intendevano chiedermi se avessi voglia di mettermi alla prova e cogliere l’opportunità di diventare responsabile del nuovo store. Non ho esitato. Non avrei mai detto di no.

Come sta procedendo il lavoro in un periodo così complesso?

Stiamo lavorando molto bene. Il Banco è cresciuto giorno dopo giorno. Il Banco – anzi, “Il Bambino” come lo chiamo io – fiorisce con costanza nonostante il periodo che purtroppo tutti conosciamo. Ho la fortuna di avere attorno un team straordinario, selezionato e strutturato nel tempo con cura e attenzione sotto tutti i punti di vista, umani e professionali. Ragazzi fantastici che hanno la mia stessa passione, una squadra di dieci persone che per me rappresenta una seconda famiglia. Vedo la loro soddisfazione ogni giorno, ogni mattina, vengono a lavorare con il sorriso. E questo per me è un grande traguardo. Essere riuscita a creare un ambiente sereno e a trasferire la mia voglia di stare qui, la mia adesione al progetto.

Definisci con tre aggettivi il tuo ambiente di lavoro.

Te ne dico quattro. Emozionante. Soddisfacente. Dinamico e Maturo. Ci tengo particolarmente a sottolineare l’ultimo, “maturo”. Per questo devo ringraziare la Sig.ra Cinzia e lo Chef, che hanno investito su di me, sulla mia formazione e crescita, soprattutto per quanto riguarda la maturità necessaria per gestire la struttura. Se mi guardo indietro non posso fare altro che ringraziarli.

Qual è l’opportunità di cui sei più grata al gruppo Cannavacciuolo?

La fiducia che hanno riposto in me. Ma le opportunità sono state davvero tante. E inoltre, sento attorno a me addirittura gratitudine. La Direzione del Gruppo non perde occasione per dirti “grazie”. È qualcosa che non capita spesso. Ottenere fiducia e gratitudine è qualcosa di davvero straordinario.

Eleonora, dove ti vedi tra 5 anni?

Mi vedo assolutamente nel Gruppo Cannavacciuolo. Credo che nessuno potrà farmi cambiare idea. La mia intenzione è senza dubbio quella di rimanere e crescere ulteriormente. Mi sento fortunata a fare un lavoro di responsabilità e che mi piace.


Cinzia Primatesta Cannavacciuolo

Titolare Relais Villa Crespi - Cinzia Primatesta

Intervista a Cinzia Primatesta Cannavacciuolo


Titolare Relais Villa Crespi

Cinzia Primatesta Cannavacciuolo

Una nuova partenza. Per tutti, finalmente. Anche Villa Crespi è pronta per riavvolgere il nastro; stesso team e stesso entusiasmo di sempre “ma una nuova consapevolezza del tempo, che dobbiamo recuperare e tornare ad assaporare”.

Cinzia Primatesta Cannavacciuolo, titolare di Villa Crespi, intuisce con chiarezza le motivazioni e le possibilità che la fase di riapertura post Covid porta con sé.

Per guardare con fiducia al prossimo futuro, e voltare pagina, è tempo di un breve bilancio di questi oltre sessanta giorni fuori dall’ordinario.

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Stefania Siani Direttrice Relais Villa Crespi

Direttrice Relais Villa Crespi - Stefania Siani

Intervista a Stefania Siani


Direttrice Relais Villa Crespi - Brand Ambassador Gruppo Cannavacciuolo

È arrivata a Villa Crespi in punta di piedi, nel lontano 2000; una giovane ragazza campana che comincia un lavoro “quasi per gioco”, con la spensieratezza e la curiosità tipica dei vent’anni. Dopo due decenni da Villa Crespi non è ancora uscita, anzi. Oggi, Stefania Siani, 41 anni, è la direttrice della struttura di punta del Gruppo Cannavacciuolo. Ma la definizione del ruolo – anche se così prestigiosa – non basta a spiegare il suo peso specifico all’interno del Gruppo. Il braccio destro di Cinzia e Antonino Cannavacciuolo, possiamo dirlo? “Ma sì, dai. Possiamo dirlo”, risponde con un sorriso.

Stefania, come sei entrata in contatto con il gruppo Cannavacciuolo?

Nel 1998 lavoravo presso l’albergo di famiglia di Cinzia Primatesta. Ma era un impiego estivo, favorito dal fatto che la famiglia di Cinzia e la mia si conoscevano da tempo. In verità, la mia intenzione era proseguire gli studi in economia e commercio. Ma allo stesso tempo cominciavo a rendermi conto che l’interesse per quel lavoro e per quegli ambienti cresceva, giorno dopo giorno. Poi, nell’estate del 2000, ho conosciuto Villa Crespi. Ed ecco che la mia passione è letteralmente esplosa e mi ha portato nel 2003 a traslocare definitivamente sul lago d’Orta.
Ho cominciato il mio percorso facendo le camere e le pulizie durante il giorno, mentre la sera infilavo letteralmente il muso negli aspetti più gestionali dell’attività, cercavo di imparare a fare tutto, desideravo ottenere una conoscenza quanto più completa possibile di ogni aspetto e sfumatura di un lavoro che mi emozionava e toccava nel profondo. Ho proseguito l’excursus nel mondo alberghiero occupandomi delle colazioni, lavorando in sala, per esempio durante il riconoscimento della prima e della seconda stella Michelin mi occupavo della sala, e imparando le pratiche del servizio, pur mantenendo la passione per la parte più di hôtellerie, per la ricezione e per l’accoglienza del cliente durante il soggiorno.

Come si passa dal fare le camere a diventare direttrice?

Occorre innanzitutto avere la fortuna di trovare l’ambiente adatto. Io mi sento parte della famiglia Cannavacciuolo. Cinzia e Antonino sono come una famiglia, per me. Come dico sempre, lavoriamo in simbiosi. Mi hanno permesso di trovare la mia voce e la mia strada, di provare e di sbagliare, di guadagnarmi una particolare fiducia, ma sempre mantenendo il massimo rispetto dei ruoli. Quando ho cominciato eravamo in 12, compresi Antonino e Cinzia, oggi il gruppo conta oltre 150 dipendenti. Quando hai la possibilità di crescere in un gruppo in tale espansione, nulla è impossibile.
Ancora mi emoziono quando penso che uno dei primi giorni a Villa Crespi, alle prese con i miei mestieri, già innamorata dell’atmosfera e dell’energia che avvertivo attorno a me, ho come prefigurato che un giorno sarei diventata la direttrice di quel posto. Poco più di un pensiero veloce, sognante, forse incosciente, di una ragazza di vent’anni, ma ancora mi mette i brividi.

Definisci con tre aggettivi il tuo ambiente di lavoro.

Sereno, familiare e unico. Ne aggiungo anche un quarto: emozionante. È possibile emozionarsi ancora, dopo vent’anni? Ebbene sì. Anche se i gesti possono apparire sempre gli stessi, cambiano ogni giorno. Questo succede perché i clienti hanno esigenze diverse, che vanno comprese e accolte. Ci emozioniamo perché siamo consapevoli di regalare ricordi unici.

Qual è l’opportunità di cui sei più grata/al gruppo Cannavacciuolo?

Sicuramente il bagaglio di conoscenza e cultura che mi hanno permesso di ottenere. E l’educazione alla collettività che ci hanno trasmesso. In oltre vent’anni di lavoro non ho mai sentito una volta Cinzia e Antonino dire “io”; utilizzano sempre il pronome “noi”. Si sentono loro stessi parte di una squadra. È un insegnamento prezioso, soprattutto per i tanti ragazzi giovani che lavorano presso le nostre strutture.

Dove ti vedi tra 5 anni?

Mi vedo ancora all’interno del Gruppo Cannavacciuolo. Senza ombra di dubbio. Spero di essere in grado di trasferire il “marchio Cannavacciuolo” in termini di formazione e cultura del lavoro alle nuove generazioni. Mi farebbe piacere insegnare quello che ho imparato.

Stefania, siamo alle porte della ripresa post Covid. Come sarà programmata la fase di riapertura e quali nuove disposizioni verranno introdotte all’interno della struttura?

Stiamo rispettando tutti i termini di sicurezza previsti, in primo luogo per la massima tutela dei nostri ospiti e ovviamente per la salute dei nostri collaboratori. La magia della nostra dimora sarà riscoperta valorizzando l’intimità delle camere e suites e la maestosità del parco secolare. Non sarà facile, ma ci ha sempre contraddistinto l’impostazione di un’accoglienza che passa attraverso il sorriso. Con la mascherina indosso impareremo a trasmettere il sorriso con gli occhi. All’atto pratico, invece, abbiamo sempre lavorato con la massima cura adottando già da anni dei sistemi particolari di sanificazione all’interno di tutti gli ambienti di Villa Crespi, dispositivi di ultima generazione in funzione senza sosta che permettono un perfetto e costante ricambio d’aria. Anche lato logistica dei tavoli, si potrà mangiare alla giusta distanza richiesta o approfittare dei servizi di colazione in camera o alla carta, anche questi da sempre nel carnet dei nostri ospiti. E chiaramente i protocolli desk saranno in funzione da subito: guanti, mascherine protettive, rilevamento della temperatura e sanificazione costante delle superfici.


Chef Nicola Somma

Chef Cannavacciuolo Bistrot - Nicola Somma

Intervista a Nicola Somma


Chef presso Cannavacciuolo Bistrot

Innamorato dello chef. “Ma non per la televisione” tiene subito a specificare Nicola Somma, 31 anni, nativo di Gragnano e ora chef del Bistrot Cannavacciuolo di Torino, “ma per quanto lo Chef ha saputo costruire negli anni”. Una storia, quella di Nicola e del Gruppo Cannavacciuolo, cominciata da un annuncio di lavoro e da un curriculum e arrivata fino alla stelle, anzi, alla stella Michelin ottenuta nel novembre 2018.

Nicola, come sei entrato in contatto con il gruppo Cannavacciuolo?

Nel modo più classico: ho mandato un curriculum. Ricordo che appena lessi l’annuncio mandai immediatamente la mia candidatura. Volevo fortemente lavorare con lo chef Cannavacciuolo e quando seppi che Villa Crespi cercava una persona ai primi piatti non ci pensai due volte. Lavorare a Villa Crespi era il mio sogno.

Da Gragnano al Lago D’Orta…

Non fu facile. Andare via dalla famiglia, dagli amici, dal proprio ambiente. Ma, come dicevo, non aspettavo altro e dopo 4 giorni dal buon esito della candidatura ero già davanti ai cancelli di Villa Crespi.

Ci racconti il tuo primo giorno di lavoro per il gruppo Cannavacciuolo?

Fu un primo giorno difficile. Ricordo l’ansia di lavorare all’interno di una cucina dove lo standard qualitativo era altissimo. E poi ricordo in maniera indelebile l’immagine dello chef chino sui fornelli, che lavorava alacremente. Rimasi molto colpito dal vedere un professionista del suo calibro faticare come e più di noi in cucina. Fu una lezione indimenticabile.

Piatti Cannavacciuolo Bistrot Torino

Com’è stato lavorare gomito a gomito con lo chef Cannavacciuolo?

Ho cercato di imparare il più possibile. Osservavo tutto: come muoveva le mani, lo stile dei suoi impiattamenti, come formava e motivava le persone attorno a lui. Ero consapevole dell’occasione che mi veniva data.

E poi un’ulteriore occasione e il salto alla guida del Bistrot Torino. Come andò?

In maniera molto semplice. Chef Cannavacciuolo mi chiamò nel suo ufficio a Villa Crespi e mi chiese se me la sentivo di andare a Torino a guidare il Bistrot. E anche se il mio primo pensiero era sempre stato quello di collaborare con lui e di lavorare assieme a lui, capii che era un modo per ripagare la fiducia e le opportunità che mi erano state regalate. Stavo entrando ancora più in profondità nella grande famiglia Cannavacciuolo.

Come andò il trasferimento?

I primi tempi furono molto complicati, non lo nascondo. Torino è una piazza difficile ed esigente. Però con calma e soprattutto con tanto lavoro siamo riusciti a conquistare il palato dei nostri ospiti, cercando di andare incontro ai loro gusti e alle loro esigenze.

Fino ad arrivare alla stella Michelin del novembre 2018

Una grande soddisfazione. Un traguardo difficile. Ancora più difficile è stata mantenerla quest’anno perché dopo che hai ottenuto l’ambita stella i locali attirano l’attenzione e i passi falsi non vengono perdonati. La ricetta è solo una: lavorare a testa bassa e cercare il meglio per i clienti.

Cuochi Cannavacciuolo Bistrot Torino

È questo il consiglio che senti di dare ai giovani?

È un lavoro, il nostro, che necessita di dedizione pressoché totale. Ai giovani dico di pensare solo al lavoro e di predisporsi per imparare costantemente. Occorre inoltre una certa attitudine per il sacrificio. Del resto, certi livelli non si ottengono per caso.

Definisci con tre aggettivi il tuo ambiente di lavoro.

Determinato. Voglioso. Pignolo.

Qual è l’opportunità di cui sei più grata/al gruppo Cannavacciuolo?

L’avermi fatto crescere in un’azienda in costante espansione e con margini di miglioramento enormi. È stata una grande fortuna entrare a far parte del Gruppo Cannavacciuolo. Non è facile trovare una realtà proiettata costantemente verso nuovi traguardi e orizzonti. Una realtà che ti trascina e che sei motivato a trascinare a tua volta.

Dove ti vedi tra 5 anni?

Mi vedo ancora con la famiglia Cannavacciuolo. Una famiglia di cui sento di fare parte. Tifo sempre per loro e credo ciecamente in quello che chiamo il “processo Cannavacciuolo”.


Chef Cannavacciuolo Café & Bistrot - Vincenzo Manicone

Intervista a Vincenzo Manicone


Chef presso Cannavacciuolo Café & Bistrot

Tanta determinazione, coraggio e un pizzico di sana follia. Del resto, era un richiamo troppo forte quello del Gruppo Cannavacciuolo per Vincenzo Manicone, 30 anni appena compiuti e già una stella Michelin in bacheca. Una dedizione dimostrata nel corso degli anni, a Villa Crespi, e non passata inosservata. Una determinazione tale da portare chef Antonino Cannavacciuolo a sceglierlo per guidare il Bistrot di Novara, dove Vincenzo ha raccolto risultati straordinari. Merito, a suo dire, di un’azienda che lo mette “nelle migliori condizioni possibili per lavorare”. Ma andiamo con ordine.

Vincenzo, come sei entrato in contatto con il gruppo Cannavacciuolo?

La verità è che ho sempre seguito lo chef perché mi ritrovo nella sua cucina. Avevo questa sensazione ancora prima di mettere piede in azienda. Sembra assurdo, lo so. Ma è merito dei racconti di conoscenti e amici. In particolare avevo un’amica che lavorava in sala a Villa Crespi e che mi faceva vivere attraverso le sue storie l’aria che si respirava in azienda. Avevo così tanta voglia di lavorare a Villa Crespi che dopo avere mandato il curriculum almeno quattro o cinque volte mi sono fatto coraggio, ho impugnato il telefono e chiesto di parlare direttamente con la cucina. Conoscevo l’allora Sous Chef perché avevamo fatto alcuni eventi insieme e gli dissi chiaramente che avrei voluto lavorare per loro. Ma quella mossa non sembrava aver funzionato.

In che senso?

Nel senso che tutto tacque per alcuni mesi. Finché, inaspettatamente, a gennaio 2012, mi chiamarono fissandomi un colloquio a Villa Crespi.

E come andò?

Mi offrirono un caffè e a mia sorpresa durante l’incontro intervenne anche lo Chef in persona. Mi fece alcune domande. Io ci tenevo talmente tanto a lavorare all’interno di Villa Crespi che quando mi dissero che a Marzo sarei stato dei loro, non chiesi nulla, nemmeno cosa avrei dovuto fare. Non mi importava. Mi interessava soltanto fare parte della squadra. Ero letteralmente innamorato dell’ambiente.

Ricordi qualcosa del tuo primo giorno di lavoro per il gruppo Cannavacciuolo?

Ricordo tutto. Era un lunedì, lo chef aveva cambiato quasi tutta la brigata di cucina e il primo giorno ci divise nelle varie partite. A me toccò da subito il ruolo di capo partita dei primi piatti. E ricordo bene anche quello che ci disse, lo Chef. Ragazzi, disse, tra una settimana riapriamo e ospitiamo un banchetto con 600 persone, abbiamo una linea da rifare da zero e anche una cena con circa trenta giornalisti pochi giorni dopo, mettetecela tutta. Un inizio col botto, letteralmente. Il ragazzo che mi aiutava quel primo giorno non fece altro che pelare aglio. Il giorno dopo non si presentò. Era una sfida, un banco di prova che generava una sorta di selezione naturale. Si capiva immediatamente chi aveva la determinazione e il “sacro fuoco” per andare avanti e chi invece avrebbe mollato.

Che qualità servono per farcela a certi livelli?

Innanzitutto una passione innata e smodata per il proprio lavoro. Credo sia un aspetto davvero importante. E poi determinazione feroce e voglia di imporsi e misurarsi con obiettivi sempre più complessi. Essere costanti, da martedì a domenica. Da inizio settimana, quando si è freschi e riposati, fino alla fine, quando si è stanchi e non si vede l’ora di staccare. Occorre dare sempre il 110%.

Definisci con tre aggettivi il tuo ambiente di lavoro.

Meritocratico, perché è un ambiente dove chi fa bene viene ripagato. Professionale, perché non ci si può improvvisare all’interno di un gruppo prestigioso come il nostro. Divertente, perché ci divertiamo tanto in cucina, nei momenti in cui non c’è servizio ma anche mentre ci esprimiamo e proviamo a dare il massimo nel nostro lavoro.

Chef Vincenzo Manicone

Qual è l’opportunità di cui sei più grato al gruppo Cannavacciuolo?

Sono tante ma se devo scegliere non posso che citare l’opportunità di gestire il Bistrot di Novara. L’avermi affidato la gestione della cucina di un ristorante del Gruppo è stata per me una grande soddisfazione, che non mi aspettavo. Chiaramente, ora ho maggiore possibilità di sviluppare le mie idee e un diverso controllo di molti aspetti. Per questa enorme occasione sarò sempre riconoscente verso lo Chef Cannavacciuolo.

Una fiducia che sembra ben ripagata. Il Bistrot è già un ristorante stellato…

Il merito è dell’azienda che ha investito tanto e della brigata di cucina nella sua interezza. Se si ottengono questi risultati significa che c’è una squadra che lavora bene. E poi, lo ripeto, la figura di Chef Antonino Cannavacciuolo è fondamentale. È sempre prodigo di consigli, investe nelle persone e fornisce costantemente un punto di vista che stimola il ragionamento e il miglioramento.

Dove ti vedi tra 5 anni?

Non sto pensando al futuro. Vivo alla giornata. In questo momento posso dire che sto davvero molto bene e che voglio continuare a lavorare per il Gruppo Cannavacciuolo.


Simone Corbo

Intervista a Simone Corbo - Sous Chef Villa Crespi

Intervista a Simone Corbo


Sous Chef Villa Crespi

Nemo propheta in patria, mica tanto. Non vale per Simone Corbo, 37 anni, la locuzione latina che sembra scongiurare il successo vicino alle proprie radici territoriali. Non per lui, secondo chef di Villa Crespi e fedelissimo dello chef Antonino Cannavacciuolo con il quale collabora da circa 8 anni complessivi. Nativo di Verbania, studi condotti a Stresa, un “chilometro zero” di assoluto valore per condurre la cucina di Villa Crespi. “Avevo 22 anni quando ho messo piede per la prima volta all’interno di Villa Crespi e nella cucina di un ristorante stellato. – racconta Simone – Furono due anni di formazione e di esperienza intense, dopo i quali mi sono trasferito in Francia per un triennio prima di fare ritorno nuovamente a casa, ancora a fianco dello chef”.

Come sei entrata/o in contatto con il gruppo Cannavacciuolo?

Come dicevo, ero molto giovane. Ricordo che un amico mi disse che Villa Crespi cercava personale. In tutta onestà, a quei tempi non avevo idea di cosa significasse lavorare in un ristorante stellato. E così decisi di pranzare a Villa Crespi e, dopo mangiato, ebbi la fortuna di scambiare qualche parola direttamente con chef Cannavacciuolo. Dissi allo chef che mi sarebbe piaciuto conoscere la sua cucina e iniziai il classico periodo di prova.

E fu un colpo di fulmine (lavorativo)?

Senza alcun dubbio, perlomeno da parte mia! Ebbi immediatamente la sensazione di trovarmi difronte a una persona corretta e a una cucina entusiasmante.

Ricordi le sensazioni di quel tuo primo giorno di lavoro per il gruppo Cannavacciuolo?

Ricordo un po’ di agitazione ma altrettanta voglia di dimostrare che sapevo fare il mio mestiere. Un po’ di tensione, come è naturale che sia durante i primi giorni di una nuova esperienza, superata concentrandomi sul lavoro e agevolato dall’ambiente creato da chef Cannavacciuolo. Basti pensare che a quei tempi, durante la pausa tra un servizio e l’altro, ci portava a giocare a pallone in un parcheggio. Insomma, il ghiaccio fu sciolto subito.

Simone Corbo

Definisci con tre aggettivi il tuo ambiente di lavoro

Armonico, serio ma non serioso, coeso.

Qual è l’opportunità di cui sei più grata/al gruppo Cannavacciuolo?

Non è tanto un’opportunità quanto una sensazione: la fiducia che mi hanno sempre dimostrato. È molto difficile essere responsabili di un posto che non è tuo ma l’ambiente di Villa Crespi e le persone che ne fanno parte facilitano enormemente le cose. Chef Antonino e la signora Cinzia sono persone che danno tutto per farti sentire a tuo agio. È esattamente come una famiglia.

Ci parli un po’ del tuo team di cucina?

È una squadra giovanissima composta da ragazzi che hanno una voglia matta di apprendere e di restituire quello che hanno appreso. C’è tanta voglia di spingere e di portare risultati all’interno dell’azienda. E a nessuno manca la motivazione, altro ingrediente essenziale per il successo.

Dove ti vedi tra 5 anni?

Faccio fatica a fare certi tipi di previsioni. Quello che so per certo è che mi trovo benissimo a Villa Crespi, che sono qui ormai da 6 anni consecutivi, e che tra 5 anni mi piacerebbe essere ancora dove sono, trovandomi sempre meglio.

Cannavacciuolo team


Massimo Raugi Restaurant Manager Villa Crespi

Intervista a Massimo Raugi - Restaurant Manager Villa Crespi

Intervista a Massimo Raugi


Restaurant Manager Villa Crespi

Lo scorso 28 aprile ha compiuto 40 anni. Tempo di bilanci per Massimo Raugi, restaurant manager di Villa Crespi. “Se mi guardo indietro, ma solo per un attimo perché preferisco guardare avanti, mi rendo conto che ho trascorso circa la metà della mia vita all’estero e realizzato la mia più grande passione: trasformare l’amore per la tavola e per la convivialità in una professione”. Ma quasi per sbaglio, perché i sogni erano altri. “La mia carriera lavorativa la immaginavo nelle vesti di interior designer o di traduttore, data la mia passione per le lingue. Ma le radici non mentono mai”.

Le radici?

I miei nonni possedevano una piccola rosticceria artigianale che ho frequentato e amato fin da piccolo. Davo una mano appena potevo. Le domeniche erano un appuntamento fisso, vere e proprie riunioni di famiglia attorno alla tavola. E poi, quei desideri professionali si sono realizzati lo stesso e proprio grazie a ciò che amo: il mio lavoro mi ha portato a girare il mondo e la passione per le lingue non l’ho certo persa dato che ora ne parlo correttamente cinque, e nemmeno quella per l’arredamento e per l’architettura: basti pensare alle splendide sale presso le quali ho prestato e presto tuttora servizio.

Quando hai iniziato il tuo percorso professionale?

Nel 2001, a Londra. Ero poco più di un garzone. Poi sono tornato in Italia per un’esperienza importante presso un ristorante stellato di Torino. Il grande salto, però, è stato quando ho deciso di trasferirmi in Spagna, a Barcellona. Da lì Firenze, Parigi, ancora Torino, New York, ancora Parigi e finalmente Villa Crespi.

Come sei entrato in contatto con il gruppo Cannavacciuolo?

Ero vicedirettore del Ritz, a Parigi, durante la sua storica riapertura. Durante quell’esperienza ho conosciuto molte persone che mi hanno parlato di Villa Crespi e dell’innovativa visione imprenditoriale della proprietà e del suo desiderio di accelerare il processo di crescita della struttura. E, poco tempo dopo, sono entrato in contatto proprio con la direzione di Villa Crespi.

Che impressione hai avuto?

Ho riconosciuto immediatamente passione e lungimiranza. Lo chef Antonino è un grande cuoco, la signora Cinzia una grandissima imprenditrice. E i fatti hanno seguito subito le parole. Sono stato messo nelle migliori condizioni per svolgere il mio lavoro. Il tutto condito da solidità aziendale e serie programmazioni, elementi francamente difficili da trovare in Italia.

Ci racconti il tuo primo giorno di lavoro per il gruppo Cannavacciuolo?

Ricordo il mio primo servizio. Era il venerdì prima di Pasqua, anno 2017. Una splendida giornata di sole. Ricordo in particolare la sensazione di felicità per l’inizio di una nuova avventura. Ovviamente sentivo il peso delle responsabilità ma veniva alleggerito dalla fiducia trasmessa della proprietà, che sentivo attorno alla mia figura. Fu splendido. E ricordo anche le chiacchiere con chef Antonino dopo il servizio. Immediatamente si preoccupò di chiedermi le mie impressioni, le mie emozioni. Decisamente un bel ricordo.

Massimo Raugi

Riesci a definire con tre aggettivi il tuo ambiente di lavoro presso Villa Crespi?

Sano. Professionale. Internazionale.

Qual è l’opportunità di cui sei più grato al gruppo Cannavacciuolo?

Sono grato al senso di fiducia che sento alle mie spalle. Una fiducia che mi ha permesso di rinnovare completamente i locali, il bar, l’esterno della Villa. Le nostre brillanti, accoglienti e fantastiche sale sono state rimodernate e studiate nuovamente grazie all’aiuto di stimati professionisti. Anche gli esterni di Villa Crespi sono stati abbelliti. Il risultato è uno spazio di relax unico, che regala scorci differenti e sempre magici, a qualsiasi ora del giorno.

Dove ti vedi tra 5 anni?

MI vedo sempre all’interno del Gruppo Cannavacciuolo con nuove e importanti responsabilità, insieme ai fedelissimi di sempre, compagni di viaggio cresciuti accanto a me.

Ecco, a proposito di compagni di viaggio, ci parli un po’ del tuo team di sala?

Il team è stato rifondato completamente dopo il mio arrivo, a marzo 2017. Si lavora in un clima di fiducia, aspetto molto importante per la trasmissione del sapere e per aiutare il business ad andare più veloce. All’interno del team si respira una sensazione di famiglia e di rispetto. Sono particolarmente orgoglioso dell’intelligenza emotiva che dimostrano i ragazzi che lavorano a Villa Crespi, capaci di interpretare la situazione: aggregazione e, perché no, spensieratezza quando il momento lo consente, ma adesione rigorosa del protocollo quando c’è da lavorare.

Mi rende molto felice che le ragazze e i ragazzi del mio team abbiano compreso che in un mondo che corre veloce la pazienza è una competenza che, se coltivata, ritroveranno sempre. Voglio infine sottolineare anche l’impegno e la maturità che dimostrano ogni giorno, nonostante la giovane età.

Del resto, crescere insieme al “Miglior Maître d’Italia”, premio che ti ha conferito la prestigiosa Guida de L’Espresso, non deve essere poi malaccio…

Ho accolto il premio con grande entusiasmo ma con altrettanta umiltà. Credo sia una conseguenza di tutto l’impegno, la serietà, lo studio e la tenacia che ho applicato durante questi anni di lavoro. Sogno adesso un riconoscimento di gruppo, per il team di sala Villa Crespi, mi darebbe maggiore soddisfazione: sono il leader della mia squadra e voglio condividere le gioie di lavoro con il mio team.


Alice Marchisio - HR manager Cannavacciuolo

HR Manager Cannavacciuolo - Alice Marchisio

Intervista ad Alice Marchisio


HR Manager Gruppo Cannavacciuolo

14 Marzo 2019

I selezionatori del personale hanno una nomea complessa. Riescono ad essere desiderati e temuti, attrattivi e respingenti in egual misura, o quasi. Merito – o colpa – delle responsabilità di cui si fanno carico. Le chiavi dell’ufficio del personale del gruppo Cannavacciuolo sono nelle tasche di Alice Marchisio, HR manager del gruppo Cannavacciuolo. 32 anni, una laurea in psicologia clinica prima della scelta di verticalizzare il proprio percorso di studi in maniera mirata verso, appunto, la psicologia del lavoro.

Buongiorno Alice, che mansione svolgi all’interno del gruppo Cannavacciuolo?

Sono la responsabile delle risorse umane, HR manager, una figura che a Villa Crespi non esisteva prima del mio arrivo e che mi ha dato la possibilità di strutturare in modo completo quest’ufficio. Mi occupo di tutto quello che concerne la ricerca e l’inserimento del personale e delle aree di formazione e amministrazione, coadiuvata da una collega.

Come sei entrata in contatto con il gruppo Cannavacciuolo?

Lavoravo per una grande azienda nel campo della ristorazione collettiva e un mio precedente responsabile mi ha segnalato l’opportunità. Ho deciso di provarci e ho effettuato un primo colloquio a Villa Crespi con la sig.ra Cinzia, ricordo bene quel giorno…

Che sensazioni ricordi?

Il contesto, ovviamente. Così magico. E ricordo in particolare una domanda: mi chiesero come avrei eventualmente vissuto il trasferimento da una grande città a un ambiente diverso, più piccolo. Risposi guardandomi attorno, dando un’occhiata veloce all’interno del minareto di Villa Crespi ed alla vista splendida sul lago, e risposi con un sorriso sincero che poteva andarmi decisamente peggio!

E invece il tuo primo giorno di lavoro per il gruppo Cannavacciuolo? Cosa ricordi?

Ricordo un punto di vista peculiare e interessante dell’ambiente di lavoro, un contesto che ti fa sentire un po’ a casa e nel contempo ti invoglia a dare subito il tuo contributo. Del primo giorno ho un ricordo vivo del gruppo, che mi ha accolta in maniera molto positiva. Sono entrata in punta di piedi, gradualmente, ma nel giro di un mesetto ero pienamente operativa e con molto lavoro da fare.

Quali sono le caratteristiche che un lavoratore deve avere per entrare nel gruppo Cannavacciuolo?

Le competenze specifiche dipendono dal ruolo ma alcune caratteristiche sono indubbiamente vincenti per tutte le posizioni, per esempio: flessibilità, apertura mentale, positività e capacità di lavorare in un grande gruppo in costante e rapida evoluzione. E senza ovviamente dimenticare motivazione, passione e anche un’immagine curata, in rappresentanza di un gruppo prestigioso.
Per i giovani, senza dubbio, la predisposizione all’ascolto e allo studio, la fame di imparare e la determinazione a raggiungere traguardi sono peculiarità vincenti. Nei profili junior guardiamo soprattutto l’attitudine. Lo standard del gruppo Cannavacciuolo non permette improvvisazione. Questa è la base per costruire in casa i leader del futuro.

E per quanto riguarda le figure manageriali, appunto?

Cerchiamo leadership e tanta energia. La capacità di creare un ambiente positivo, un profondo senso di responsabilità e una propensione alla formazione. Tocca appunto ai manager di oggi crescere il futuro dell’azienda, i leader di domani. All’interno delle strutture del gruppo è possibile non soltanto fare carriera ma, aspetto credo più importante, diventare persone di fiducia.

Definisci con tre aggettivi il tuo ambiente di lavoro.

Dinamico, stimolante e professionalizzante.

Qual è l’opportunità di cui sei più grata/al gruppo Cannavacciuolo?

Avere avuto l’opportunità di strutturare l’ufficio risorse umane in tutte le sue funzioni. Una sfida ma anche un grande attestato di stima, per nulla scontato. Ho avvertito da subito un senso di fiducia che si è rafforzato col tempo, e di questo sono molto grata.

Dove ti vedi tra 5 anni?

Lavoro in un’azienda sana e stimolante e in un settore affascinante e pieno di sfide. Tra 5 anni mi vedo decisamente ancora all’interno del gruppo Cannavacciuolo, magari con nuove responsabilità in qualità di HR manager. È quello che mi auguro.